Oggi è la giornata per…

Oggi è la giornata per…

Ogni volta che succede qualcosa di terribile, una di quelle tragedie generate dall’inconsapevolezza del genere umano verso valori quali la libertà, il rispetto e la dignità della vita, apro il pannello di controllo di questo blog per scrivere qualcosa. Recentemente, purtroppo, ce n’è stata più di un’occasione: l’attentato alla sede del periodico Charlie Hebdo, la distruzione per mano dell’Isis del complesso archeologico assiro di Hatra, la strage di cristiani in Kenya… solo per citarne alcune. È capitato anche ieri per i 700 corpi annegati nel canale di Sicilia, per le 700 esistenze che non avranno la possibilità di essere vissute per colpa di un mare che a loro non appartiene. Mi giravano in testa migliaia di pensieri a cui dare forma, si accavallavano, spingevano per uscire ma, quando avrebbero potuto essere accolti dallo schermo bianco, si sono confusi, disintegrati, sono spariti. Perché di fronte all’orrore trovare le parole giuste non è facile ma sarebbe doveroso e, non riuscendoci, ho rinunciato.

Ieri, come le volte precedenti, ho preferito il silenzio o, al limite, la semplicità di una frase per dire che sì, lo so, non ignoro, nel mondo c’è anche questa terribile realtà, ma non oltre. Ho scelto l’assenza di parola perché non volevo correre il rischio della parola colma d’indignazione fine a se stessa, sull’onda dell’emozione. Non reputavo giusto liberarmi la coscienza dall’ipocrisia e dal senso di colpa che mi sentivo addosso perché, quando succedono queste tragedie provocate da un sistema di cui tutti facciamo parte, io non riesco a considerarmi completamente innocente. Non volevo scaricare la rabbia, l’impotenza e la paura in una rete che già ne trabocca e che ha bisogno di pescare qualcosa di diverso. Non volevo ergermi a giudice degli altri perchéognuno ha il suo pezzo di verità e ha diritto di esprimerla (a parte uno sparuto gruppo di coglioni che non intuisce nemmeno il significato della parola verità ma crede di possederla per intero e a cui, per qualche perversa dinamica di massa, viene data sempre troppo visibilità invece dell’indifferenza che meriterebbero). Non mi andava di alimentare la violenza verbale che si può scatenare in tutti, con forme diverse, quando – appunto – si è preda di rabbia, impotenza e paura. E quindi ho deciso di tacere.
Per quanto mi riguarda, ieri – così come il 2 aprile, il 7 marzo, il 7 gennaio – era la giornata per la tristezza, la vergogna, la disperazione. Era la giornata per non fuggire di fronte a un mondo che urla dolore. Era la giornata per guardarsi allo specchio e guardare ai propri simili e ammettere che non ci abbiamo capito un cazzo. Tutti. Sì, perché siamo umani e ci sono sofferenze inevitabili, ma viviamo in un sistema che ingiustizia, violenza e morte le crea, le moltiplica, le amplifica, le rende l’unica realtà possibile e nessuno ha ancora trovato l’antidoto a questo sfacelo. Per me, ieri era il momento di abbassare la testa e tacere.

Questa mattina, invece, mi sono svegliata e qualche parola in più ce l’avevo. Ed era nata proprio da quell’odiosa consapevolezza di avere capito ancora troppo poco della vita. Mi sono alzata, mi sono lavata i denti, sono uscita in terrazza a respirare il sole e l’aria del giorno nuovo. Ho chiuso gli occhi e mi è stato chiaro che il tempo del dolore e dell’indignazione per ciò che è stato ieri era finito. Perché la questione non è quello che ci lasciamo alle spalle, che non possiamo cambiare, ma quello che facciamo oggi, ora, adesso.
E in questo presente c’è un immenso bisogno di imparare a comunicare tra esseri umani, per capire e farci capire. C’è la necessità di discernere e lasciare andare tanta merda con cui ci siamo riempiti la coscienza e di esporci per far valere, invece, il pezzo di verità che abbiamo sintetizzato digerendo la nostra esperienza, unica e irripetibile. C’è l’urgenza di smettere di interpretare il ruolo di persecutore e quello di vittima, perché abbiamo la responsabilità del potere che esercitiamo e anche di quello che concediamo. C’è bisogno di riflettere, confrontarsi e agire perché si crei una cultura di libertà e rispetto, scevra da qualsiasi fanatismo. C’è la necessità di tirare fuori cervello e cuore e metterli d’accordo per costruire una società armonica.
Forse l’avranno vinta i cinici per cui non c’è nulla da fare. O avranno ragione i buonisti per cui alla fine, indipendentemente da noi e da loro, tutto si sistemerà. Forse ci sembrerà troppo poco quello che possiamo fare, o ininfluente. O, se avrà qualche utilità piantare i semi, non saremo noi a vederne il frutto. Non ve lo so dire per certo. Ma sono sicura che oggi sia il momento migliore per parlare, agire, vivere.

Oggi è la giornata per fare qualcosa perché l’orrore di ieri non si ripeta domani.
Ricordiamocelo a ogni risveglio.

Patti

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