Intervista a GIULIA BUTTOLO, la salvatrice di pixel

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Soulteller, souldrawer e/o soulvoice?

Souldrawer.

Perché hai scelto di partecipare al progetto Soultrotters?

Prima di tutto mi sono fidata di un consiglio di un’amica; e poi credo sia un’occasione per mettermi in gioco in un progetto interessante. Per inseguire ciò che ci appassiona bisogna dire sì alle circostanze che ci vengono poste innanzi. Allora sì a Soultrotters!

Qual è il soultrotter a cui ti sei ispirato che ti ha coinvolto di più e perché?

Cesare Pavese, Eugenio Montale e Sigmund Freud sono tre nomi che risvegliano la mia ispirazione.

Non ci piacciono le semplificazioni, siamo tutti esseri umani complessi dall’animo caleidoscopico. Ma prova a raccontarti come fanno i bambini: giocando al “Se fossi…”.

Se fossi un colore…

Fog grey.

Se fossi un sapore…

Lemon curd.

Se fossi una citazione…

“Lo so del mondo e anche del resto. Lo so che tutto va in rovina ma di mattina, quando la gente dorme col suo normale malumore, mi può bastare un niente – forse un piccolo bagliore, un’aria già vissuta, un paesaggio o che ne so. E sto bene.” (Giorgio Gaber)

Se fossi un libro…

“Vita liquida” di Zygmunt Bauman.

Se fossi un film…

“Il lato positivo” di David O. Russell e “Un pesce di nome Wanda” di Charles Crichton.

Se fossi una canzone…

“Kebrillah” di Jovanotti.

Un fatto storico che avresti voluto vivere o un evento a cui avresti voluto assistere…

Il concerto dei Queen “Live at Wembley stadium” del 1986.

Il momento della giornata o il gesto quotidiano che preferisci…

La prima colazione, con la testa ancora tutta arruffata dai sogni lasciati a metà. In autunno il tè caldo del primo imbrunire.

Un luogo che vorresti visitare…

Zhangjiajie in Cina.

Regalaci un’ispirazione per le prossime ore…

Se siamo leali, se siamo umani con noi stessi, sappiamo bene che abbiamo bisogno di essere afferrati. E questo essere afferrati ha una forma umana: è un luogo, è una storia, è una presenza con un volto e una voce.

Grazie, Giulia.

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