Intervista a VERONICA RIVA, l’ambientalista metropolitana

  • Intervista a VERONICA RIVA, l’ambientalista metropolitana

Soulteller, souldrawer e/o soulvoice?

Souldrawer.

Perché hai scelto di partecipare al progetto Soultrotters?

Perché me l’ha proposto un’amica che faceva la soulteller: mi è piaciuta subito l’idea di creare qualcosa insieme a lei e far parte di progetto mi ha ispirata e ha suscitato il mio interesse.

Qual è il soultrotter a cui ti sei ispirato che ti ha coinvolto di più e perché?

Fra quelli presentati dalla mia soulteller Roberta, Philippe Pepit: per cambiare prospettiva e trovare l’equilibrio.

Non ci piacciono le semplificazioni, siamo tutti esseri umani complessi dall’animo caleidoscopico. Ma prova a raccontarti come fanno i bambini: giocando al “Se fossi…”.

Se fossi un colore…

Bianco, tendente all’indaco.

Se fossi un sapore…

Un tè al gelsomino.

Se fossi una citazione…

“Credo davvero che ci siano cose che nessuno riesce a vedere prima che vengano fotografate.” (Diane Arbus)

Se fossi un libro…

“Qui si dice che fu per amore” di Pablo Lentini Riva.

Se fossi un film…

“In the mood for love” di Wong Kar-Wai.

Se fossi una canzone…

“Zorongo Gitano”, una canzone popolare antica di Federico García Lorca.

Un fatto storico che avresti voluto vivere o un evento a cui avresti voluto assistere…

Ce ne sono tanti! Tra i fatti storici, i primi che mi vengono in mente sono il 25 aprile 1945 e il ’68. Tra gli eventi: le prime mostre degli Impressionisti e la mostra “Photo Secession” del 1902 alla galleria 291 sulla Fifth Avenue a New York.

Il momento della giornata o il gesto quotidiano che preferisci…

Il primo tè appena sveglia, dopo il saluto al sole.

Un luogo che vorresti visitare…

Le isole Galapagos.

Regalaci un’ispirazione per le prossime ore…

“Nelle opere di Bach sento il vento che soffia tra gli alberi. Sento la tempesta e le montagne con i loro orridi, le cascate, il vischio sui pioppi. Sento la melanconia e il furore, la passione e lo struggimento. Sento i sospiri più languidi, il calore dell’autunno, le viscere e la superficie, le tombe e i vagiti, le gemme della primavera, la sirena di una nave alla fonda e il canto delle sirene, i flutti e i gabbiani, la voluttà della danza. In esse […] ritrovo la gioia primordiale, quella che un giorno perdiamo stupidamente, come si perdono delle chiavi che per il resto della nostra vita ci danneremo a cercare, perché quelle chiavi aprivano ogni porta e senza viaggeremo e divoreremo l’anima degli altri, ma non andremo più da nessuna parte e non incontreremo più nessuno.” (Pablo Lentini Riva da “Notturno per violoncello solo”)

Grazie, Veronica.

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