Intervista a FEDERICO FAGGION, il nomade urbano

Intervista a FEDERICO FAGGION, il nomade urbano

Soulteller, souldrawer e/o soulvoice?

Souldrawer.

Perché hai scelto di partecipare al progetto Soultrotters?

MI piace l’idea di poter realizzare una visione personale di un testo, idea, racconto formulati da chi aveva nella testa un altro punto di vista.

Qual è il soultrotter a cui ti sei ispirato che ti ha coinvolto di più e perché?

David Foster Wallace, perché ha scritto un libro incredibile, “Infinite Jest”, trattando argomenti a volte fastidiosi, o situazioni della propria vita privata come la depressione trasformandoli in arte.

Non ci piacciono le semplificazioni, siamo tutti esseri umani complessi dall’animo caleidoscopico. Ma prova a raccontarti come fanno i bambini: giocando al “Se fossi…”.

Se fossi un colore…

Blu cobalto.

Se fossi un sapore…

Cioccolato.

Se fossi una citazione…

“L’arte non è il bello ma vedere le cose in maniera diversa.” (Virginia Woolf)

Se fossi un libro…

“Orlando” di Virginia Woolf.

Se fossi un film…

“Crash” di David Cronenberg, “Mulholland Drive” di David Lynch, “Le onde del destino” di Lars von Trier.

Se fossi una canzone…

“Ashes to ashes” di David Bowie.

Un fatto storico che avresti voluto vivere o un evento a cui avresti voluto assistere…

Alla performance “Plague Mass” di Diamanda Galas nell’ottobre del 1990 nella cattedrale St. John the Divine a New York.

Il momento della giornata o il gesto quotidiano che preferisci…

Cucinare per gli altri.

Un luogo che vorresti visitare…

Islanda.

Regalaci un’ispirazione per le prossime ore…

Un linguaggio diverso è una diversa visione della vita.

Grazie, Federico.

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