Soul Advice_“È bello vivere liberi” di Marta Cuscunà

Soul Advice_“È bello vivere liberi” di Marta Cuscunà

È bello vivere liberi è uno spettacolo di teatro civile per un’attrice, cinque burattini e un pupazzo. L’attrice è Marta Cuscunà, che dell’opera è anche ideatrice, drammaturga e regista. La storia portata in scena è quella di Ondina Peteani, una staffetta partigiana che a soli diciassette anni mise il suo coraggio a servizio della lotta contro il nazifascismo, e fa parte del più ampio progetto Resistenze femminili, titolo che riassume perfettamente le tematiche della poetica di Marta. Se volete saperne di più ve lo spiegherà lei meglio di quanto potrei fare io nel suo blog.

Quello che invece voglio darvi io sono due motivi per uscire di casa – anche sfiniti dal lavoro in una gelida sera di gennaio – e andare a teatro per parteciparvi. Non vederlo, non assistere, ma partecipare perché la differenza tra il teatro e la televisione sta proprio nella partecipazione che, come diceva Gaber, è sinonimo di libertà.

Il primo è che Marta, dal mio punto di vista, è un’attrice meravigliosa, un piccolo patrimonio della nostra Italia per cui vale la pena di rimanere in questo Paese che scivola nella risacca della decadenza e fare qualcosa per farlo rialzare. Quello che fa con la voce, le marionette e i pupazzi è tecnicamente straordinario, così ben fatto che a volte è persino difficile credere che sia interpretato dal vivo e che non ci sia nessun ausilio ad aiutarla nell’alternanza dei personaggi, che si trasformano uno nell’altro senza vuoti, sbavature e indecisioni. E poi Marta ha un corpo vivo: il corpo di una ragazza di trent’anni che non ha paura di muoversi, emozionarsi e vivere, che se ne frega degli stereotipi e che trasmette la bellezza autentica di una femminilità profonda. Se a questo si aggiunge che è anche l’autrice dei testi e la regista di se stessa (scelta per cui sono necessari capacità autocritica e determinato entusiasmo), a mio gusto e giudizio non posso che ritenerla una delle voci più interessanti del panorama teatrale italiano.

La seconda motivazione sta nell’ispirazione che potete portarvi a casa da questo spettacolo. Non mi piace chiamarlo messaggio e tantomeno morale, trovo più appropriato un termine che unisce il sentire e l’agire, l’emozione e la razionalità, come ispirazione.
In quello che mi è capitato di vedere negli ultimi anni a teatro ho trovato spesso un grande vuoto espressivo coperto da tecnica e forma e, ancor peggio, un certo compiacimento – sia degli autori che del pubblico – nell’incomprensibilità dell’opera. Citando nuovamente il binomio televisione e teatro, dopo aver visto opere portatrici di queste caratteristiche avverto con sempre più forte inquietudine la spaccatura di una mentalità culturale che mette da una parte chi non si vuole alzare dal trash dei reality show più litigiosi e dall’altra chi non vuole scendere dalla cripticità di testi e messinscene forse più apprezzabili dagli addetti ai lavori che dagli spettatori. Così si perde una delle funzioni fondamentali che l’arte ha sempre avuto nella storia, quelle di avvicinare la complessità e il mistero alla vita quotidiana e di elevare l’esperienza individuale a una consapevolezza condivisa dalla società. In altre parole, unire l’essere umano a se stesso e al suo simile. Invece troppo spesso forma e sostanza divergono, mentre più che mai c’è bisogno di parlare alla parte della coscienza che cerca disperatamente di non frantumarsi e di trovare armonia ed equilibrio. Personalmente – ed è un’opinione soggettiva – trovo che il teatro abbia il diritto di abusare della propria libertà solo quando è ricerca e sperimentazione, ma spesso non c’è neppure quello. Per questo il teatro che fa Marta è da vedere: perché ha qualcosa da dire, crea un incontro, è comunicazione. E non per questo è meno artistico o meno sperimentale, anzi.
Entrando nel merito di È bello vivere liberi, l’ispirazione che lascia la storia della Peteani nell’interpretazione della Cuscunà l’ho trovata profondamente affine allo spirito che permea il progetto Soultrotters e alle storie che anche noi, nel nostro piccolo, proviamo a raccontare. La vita di questa giovane partigiana non è stata priva di sofferenza e penso che sia sufficiente dire che è stata deportata ad Auschwitz per dare il peso dell’orrore con cui è venuta a contatto e che ha vissuto sulla sua pelle. Ma Ondina non ha mai smesso di impegnarsi in prima persona per un mondo diverso, per il cambiamento, per l’evoluzione dalla violenza alla pace. Tutto ciò che la circondava voleva convincerla del contrario, trascinandola a credere che l’esistenza non avesse valore e che per il genere umano non ci fosse speranza, ma lei è rimasta fedele a se stessa. E quello che ci dice Marta è che questo coraggio, che dal nostro punto di vista appare straordinario, Ondina non l’ha trovato nella sete di giustizia, nel sacrificio o nell’abnegazione di sé ma nell’entusiasmo, nella gioia e nell’amore per la vita. La lotta in scena non è fine a se stessa e non è un attacco a difesa dell’ego, ma diventa protezione di un’essenza vitale che tutti abbiamo, che è stata soffocata e chiede il permesso di affiorare. Essere liberi non è solo giusto, è bello e per vincere abbiamo bisogno di lasciare che la bellezza ci ispiri. Un messaggio visceralmente femminile (ma non per questo riservato solo alle donne) e la Cuscunà ce lo fa arrivare con ogni parola e ogni movimento.

Andate a vedere È bello vivere liberi: perché Marta è brava e perché, tornando a casa, avrete anche voi voglia di vivere la bellezza della libertà. Con compagne così non vi sentirete soli.

Patti

© Photo by Belinda De Vito.

Share This

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *