Esperienze da blogger_Roundtable Puliti&Felici

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Diciamoci la verità (o, più che altro, vi dico la mia): sarà perché ci ho lavorato e quindi ne conosco i meccanismi, le trappole e le ripetizioni, sarà perché troppo spesso è utilizzato per intorpidire piuttosto che per stimolare le menti, ma ho sviluppato un anticorpo contro il marketing, soprattutto quando si trasforma in quella che in gergo viene chiamata marchetta. Quindi, quando sono stata invitata in qualità di blogger e influencer alla roundtable di Puliti&Felici, la community a scopo informativo-divulgativo promossa da AssoCasa/FederChimica, mi sono presentata all’appuntamento con una bella dose di spirito critico. Ma le persone, i contenuti e l’atmosfera che ho incontrato all’evento hanno superato le mie resistenze e generato un paio di riflessioni che vorrei condividere con voi e che ruotano intorno al concetto c’è modo e modo di fare marketing.

La prima riguarda la qualità dell’evento in termini di originalità e autenticità. Ho assistito spesso a una promozione auto-celebrativa, poco rispettosa nei confronti del fruitore, così disattenta da trasformarsi facilmente in noia o – forse anche peggio – partecipazione forzata. Puliti&Felici invece si è affidata a un gruppo di esperti (provenienti dall’agenzia di comunicazione Digital Mind e dal centro di produzione teatrale La Piccionaia) con un’ottima formazione nelle arti performative, e che quindi conoscono l’importanza del ritmo e della presenza come accoglienza. Abbiamo cominciato l’incontro giocando al Silent Play, un percorso di esperienze sensoriali guidate attraverso una voce trasmessa in cuffia. Abbiamo disegnato, colorato, guardato, pensato, assaggiato, ballato ognuno nella solitudine della propria sensibilità ma senza che questo generasse isolamento, anzi: togliendo la barriera delle parole, per assurdo, si è creata maggiore confidenza tra i membri del gruppo. Affinità che ha messo le basi per la successiva discussione sul tema della giornata e che ha arricchito tutti, non solo chi l’ha promossa.

La seconda, invece, è sui contenuti che non sono stati affrontati da un punto di vista manipolativo (tipico del marketing che vuole spingere a un’azione) ma con una reale curiosità per la condivisione di punti di vista, prospettive, input che ciascuno aveva da offrire. Certo, in questo FederChimica è aiutata dal fatto che è un’associazione e che quindi il suo scopo non è vendere un prodotto, ma credo comunque che questo approccio in cui si cerca di creare una cultura di scambio di valore anche nelle relazioni commerciali con un certa attenzione per l’etica di questo scambio sia da perseguire. Perché meritiamo tutti di lavorare in ambienti più umani, in cui possiamo essere visti per ciò che siamo e riconoscerci.

La terza, e ultima, è sul tema scelto per la giornata: la sicurezza. Per parlare in particolare di sicurezza nella detergenza (e quindi nell’uso di prodotti che possono comportare dei rischi se utilizzati non correttamente), siamo stati lasciati liberi di esplorare le nostre sensazioni e di confrontare le nostre opinioni sul tema più in generale, arrivando così a conclusioni anche molto diverse. La mia è stata che per me sicurezza è legata alla capacità di scegliere e che per scegliere c’è, appunto, bisogno di conoscere, superando i pregiudizi.

Quindi grazie a chi, con il proprio lavoro, dà una speranza per un modo diverso di fare le cose. E grazie anche alla realtà che ci ha ospitato, Spazio Tadini a Milano, un giardino che ben si protegge dallo smog degli stereotipi che inquinano la città.

Patti

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