La rivoluzione rosa

La rivoluzione rosa

Non ho mai contato, e neppure voglio farlo, quanti soultrotters sono donne e quanti uomini. Con le quote rosa in politica e nella società civile si fanno i primi passi verso la parità, quando gli squilibri sono così radicati da creare difficoltà di accesso all’esercizio dei propri diritti e doveri. Ma qui, dove si lavora con e per la cultura, non credo sia costruttivo valutare secondo un criterio di potere numerico, volto a stabilire un ulteriore barriera dove vorremmo abbatterla.

Ma nell’opera che è Soultrotters c’è una grande attenzione per il femminile. In una società dai meccanismi patriarcali (n.b. patriarcali, non maschili!), la questione di genere è ancora attuale in Italia e urgente in molti altri Paesi. È un nodo da considerare e sciogliere per poter liberare le risorse che vi sono strangolate dentro, fondamentali a trovare un nuovo equilibrio di cui abbiamo palesemente bisogno.

Non c’entra cosa abbiamo tra le gambe, se un pene o una vagina. Certo, il sesso ci identifica e, oltre a differenziarci biologicamente, ci fa vivere pressioni educative ed esperienze del mondo diverse. È uno degli aspetti che condiziona ciò che siamo, come lo sono il colore della pelle o l’orientamento sessuale, ma non è né determinante né esaustivo della nostra personalità. Ci sono uomini con una forte sensibilità femminile e donne più maschili – e, spesso a loro insaputa, anche più maschiliste – di molti uomini. La priorità della questione è quindi valorizzare e integrare le differenze e trovare un equilibrio nelle polarità che tutti sperimentiamo, fuori e dentro di noi.

In questo senso, Soultrotters ha un’attenzione per il femminile, inteso come un modo di pensare, sentire, agire sul, con e per il mondo. In molte delle storie che raccontiamo si può sentire l’integrazione dei due emisferi, delle due mani, di pancia e cuore. Di una sensibilità maschile, più conosciuta ma anche da riscoprire perché profondamente distorta da modelli non sostenibili che fanno bene a pochi, e di una femminile, per molto tempo repressa e che ora sta fiorendo facendosi spazio nella terra arida.

Dopo secoli in cui si è tramandata l’idea che dietro a un grande uomo ci fosse una grande donna, credo che per un po’ di tempo sarebbe utile e creativo invertire i ruoli. Per le donne è arrivato il momento di prendersi la responsabilità delle loro azioni (senza scambiarla per colpa) e per gli uomini quello di consigliare, sostenere, prendersi cura. Cambiare prospettiva è interessante, mostra panorami invalicati e scorci ignorati.

Proviamoci, per un po’. Ma non dimentichiamo che ciò che sarebbe veramente rivoluzionario, oltre ogni -ismo di cui abbiamo sofferto l’ombra, è un luogo in cui non ci sia nessuno davanti e nessuno indietro. Un mondo dove si cammina gli uni a fianco delle altre, concentrati a danzare in equilibrio sulla vita.

Patti

© ArtworkBirth Tear/Tear by Judy Chicago

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